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Un fratello... di un’altra specie
Quando arriva un bebè, se volete che il vostro gatto non lo percepisca
come un nemico, non isolatelo. E al bambino insegnate il rispetto
 
Racconta scherzando Sara Aprile,veterinaria a Bosco Tre Case,in provincia di Napoli: «A un certo punto ho deciso di “comprare un bambino”per tenere compagnia a Gennarino.
E così è nato Thomas». Gennarino è il suo magnifico gatto. Sembra di razza maine coon, e invece è un trovatello, anche se gigantesco: raggiunge i dieci chili, li pesava già all’arrivo del bebè.
Ma la dottoressa Aprile non si è mai preoccupata del fatto che potesse soffocare il neonato nella culla. «È una leggenda molto diffusa, che raccontava anche mia nonna: il gatto va sul bambino e gli “ruba il fiato” dalla bocca». Una vecchia storia che serviva in realtà a giustificare i diffusi infanticidi, addossandone la colpa a un animale su cui gravano molte superstizioni.
 
«Nonho mai temuto che Gennarino potesse fare del male a mio figlio», precisa Sara.
«Ovviamente i primi tempi non li ho mai lasciati insieme da soli. Ma avrei fatto lo stesso anche se avessi avuto un altro bambino! Non l’avrei lasciato insieme al neonato senza il mio controllo».
Poi, in generale, la veterinaria ha seguito normali criteri di igiene e buon senso. Per esempio ha evitato che il gatto leccasse i biberon appena lavati, come pure che si buttasse dall’alto sulla carrozzina. E dal punto di vista psicologico, come ha affrontato la possibile gelosia di Gennarino verso il nuovo arrivato?
 
«L’indicazione fondamentale», spiega la veterinaria, «è di non isolare mai il gatto. Questo è l’errore più grave e comune. Ci sono persone che appena arriva un bambino escludono il micio, fisicamente o psicologicamente, dalla vita familiare. Così l’animale percepisce il nuovo arrivato come un nemico. Gennarino, invece, ha dormito sulla mia pancia durante la gravidanza ed è stato coinvolto nelle attività di preparazione della stanza per Thomas e poi nelle sue cure. Ha partecipato, per esempio, al cambio dei pannolini e al bagnetto».
E il piccolo umano, come si comporta? «Il bambino va educato a rispettare il gatto», conclude Sara Aprile, «non si deve lasciare l’animale in sua balìa. Al bambino bisogna insegnare i giusti comportamenti. Per esempio, non svegliare il micio quando dorme, non disturbarlo quando mangia, non trattenerlo a forza. Il concetto che deve passare è che il gatto è una creatura sensibile e intelligente, non un giocattolo. È come un fratello, ma di un’altra specie».
 
Quando arriva un bebè, se volete che il vostro gatto non lo percepisca come un nemico, non isolatelo. E al bambino insegnate il rispetto.
 
Anna Mannucci
Gardenia dicembre 2010
 

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