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Coronavirus, i volontari che aiutano chi non può accudire cani e gatti: «A fianco di chi soffre malgrado i rischi»
Acquisto di medicine, visite veterinarie, passeggiate: la Leidaa si mobilita per quanti, in quarantena in casa o in ospedale, non riescono a prendersi cura dei propri animali
di Silvia Morosi
Grazia Ribaudo, volontaria e presidente della L.E.I.D.A.A. di Como

«Siamo stati chiamati dalla Protezione Civile per aiutare Cielo, il gatto di una giovane ragazza, Rosy R., sola in casa con la febbre, che presentava una insufficienza respiratoria. Ci siamo recati, con tutte le precauzioni presso l’abitazione della donna e abbiamo preso in carico il trasportino con il gatto e i suoi documenti, senza avere contatti diretti con la persona». Inizia così al Corriere della Sera il racconto di Grazia Ribaudo (nella foto qui sopra), classe 1975, da cinque anni volontaria della Leidaa, la Lega italiana difesa animali e ambiente di Como, della quale è oggi presidente. L’associazione fondata da Michela Vittoria Brambilla da giorni è in campo con un progetto per aiutare quanti nei giorni dell’emergenza non riescono a prendersi cura dei propri animali domestici perché si trovano in quarantena, in isolamento domiciliare o ricoverati. «Abbiamo preso in carico Cielo, un gatto maschio stupendo — spiega al telefono Grazia — , muniti di guanti e mascherina. Lo abbiamo portato in clinica per una visita. Anche in questo caso, è stata applicato il protocollo di sicurezza: abbiamo consegnato l’animale all’esterno della struttura e i sanitari hanno poi contattato la padrona telefonicamente. Al termine delle due ore e mezza di visita, abbiamo restituito il cucciolo alla sua padrona». «Sono andata nel panico, ed è stato fondamentale il vostro aiuto: il mondo dovrebbe essere popolato di persone così», ha scritto Rosy R. ai volontari.
Il ruolo dei volontari
«Siamo autorizzati al trasporto degli animali verso la struttura più adatta, all’accompagnamento dal veterinario, alla consegna di alimenti e medicinali, alle passeggiate. Come per gli esseri umani — precisa ancora Grazia —. Le situazioni devono avere carattere di urgenza e le richieste devono arrivare da persone in quarantena o in ospedale. Un altro caso di cui ci stiamo occupando è quello di una signora di Olgiate, in quarantena e senza patente, che ha il proprio cane epilettico presso il rifugio di Turate, un altro comune del Comasco, al quale portiamo il cibo e i farmaci fondamentali per la sua sopravvivenza». Cosa muove questo servizio di volontariato? «Quando ci hanno chiesto di partecipare, tanti di noi si sono preoccupati della possibilità di essere contagiati. Ma, adottando tutte le precauzioni necessarie, ci siamo anche chiesti: “E se succedesse a noi?”. È stato immediato mettersi a servizio, anche in questa occasione, come durante l’anno». E l’aiuto sta arrivando — grazie ai volontari — anche a molte colonie feline in tutta Italia, censite dal comune di appartenenza, con l’approvigionamento.

La storia di Gino
Le storie e le richieste a cui rispondere sono tante. Come quella di Gino, di Milano, che ha perso il lavoro a causa del coronavirus perché non gli hanno potuto rinnovare un contratto temporaneo in una ditta di artigiani: lui e la moglie (che ha perso il lavoro tempo fa) sono disperati e non riescono più a mantenere il cane di nome Quincy, 7 anni, nato nel 2013, affetto da gravi patologie. La Leidaa se ne è, così, fatta carico: troverà una sistemazione adeguata al cane finché, risolti i problemi economici, non potrà di nuovo ricongiungersi con i suoi proprietari.
Un aiuto alle persone decedute
Ma c’è anche la storia di S. (nome di fantasia), una signora di Monza con sette cani e quattro gatti: il marito è risultato positivo al coronavirus e ha dovuto lasciare l’abitazione per andare a vivere nella casa della madre, che è vuota. Anche Sara potrebbe essere positiva al Covid: sta aspettando l’esito del tampone e ha la febbre. «Ho contattato la Leidaa: per il momento ho deciso di tenere i miei cuccioli con me, ma mi hanno assicurato che si adopereranno per prendersi cura, di tutti loro, in una struttura qualora vi fosse bisogno. Per gli alimenti, al momento ho fatto scorta di crocchette essendo i miei animali anziani, ma certo il problema della spesa online e delle conseguenti lentezze esiste non solo per noi, ma anche per loro».

C’è poi il caso di una signora di 78 anni, residente in viale Zara, a Milano, morta per Covid-19 mentre il marito di 80 anni è stato trasportato in ospedale. Il figlio non sa come occuparsi del loro cane, un Jack Russel, e non vuole entrare in casa per paura di rimanere infetto. La Leidaa ha contattato i vigili urbani per entrare nell’abitazione e prelevare il cane e ora provvederà a ricoverarlo in una delle strutture convenzionate perché il figlio non lo può tenere.
Cittadini a disposizione
Sono, poi, tante le persone che hanno dato la propria disponibilità ad accogliere,nelle proprie abitazioni, gli animali delle persone in questo momento in difficoltà: «Adoro gli animali e ho due labrador, che in questo momento sono in Toscana dai miei genitori.
 
Non appena ho visto l’annuncio della Leidaa ho chiamato per dare la mia disponibilità ad accogliere in casa il cane di una persona in difficoltà a causa dell’emergenza»,racconta al Corriere la milanese Veronica Tani,. «Mi sembra il minimo, in questo momento,mettersi a disposizione di persone che hanno altri pensieri o difficoltà, dando la certezza che i loro cuccioli sono in buone mani».
    
https://www.corriere.it/animali/20_marzo_25/coronavirus-volontari-che-aiutano-chi-non-puo-accudire-cani-gatti-al-fianco-chi-soffre-malgrado-rischi-57eaa186-6e8b-11ea-925b-a0c3cdbe1130.shtml
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