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2 settembre 09
  
Tornando a casa dopo il lavoro attraverso via Marina, via principale di Napoli affacciata sul porto, dove dopo le 21 c'è il cosiddetto coprifuoco (deserto, i pochi negozi chiusi, luci spente). Mi costringe a fermarmi un sampietrino che quasi colpisce le ruote della mia Panda. Era uno straniero che staccava cubetti di porfido dal marciapiedi e li lanciava contro un cucciolo. Un lancio lo colpisce, spingendolo al centro dell'incrocio, dove un automobilista riesce a evitarlo con una frenata.
 
Intanto la sassaiola continua. Mi fermo, scendo e dico al tizio di smetterla immediatamente. Questo comincia a insultarmi pesantemente e continua a colpire il cane. Allora prendo il cellulare e gli annuncio che se non se ne va, chiamerò i carabinieri. Lui mette una mano in tasca e mi mostra chiaramente la sagoma di un oggetto appuntito.
<E' meglio per te, se te ne vai, io sto qui, qui è casa mia>, mi dice e fa per lanciarsi contro di me. Io scappo verso la macchina e chiamo i carabinieri, che arrivano in cinque minuti. Nel frattempo lo straniero si mette a lavare i vetri delle auto al semaforo dell'incrocio. I militari mi chiedono di identificarlo da vicino e io lo faccio, gli chiedono i documenti e lui non li ha. Tentano di arrestarlo e lui per tutta risposta prima cerca di scappare, poi aggredisce i carabinieri con graffi, pugni, calci e sputi. Tutto questo avviene in mia presenza,
mentre dico ai militari "non fategli del male, voglio solo denunciarlo".
 
Alla fine, aiutati da alcuni passanti e da due guardie giurate, riescono a fermarlo e lo portano in caserma. Prima di andar via mi chiedono se ho intenzione di denunciarlo. La domanda non è peregrina: a Napoli tutti ricorrono alle forze dell'ordine, ma al momento della querela di parte, si ritirano per paura o per non avere fastidi. Presento la denuncia in caserma, dove resto fino a mezzanotte. Quindi mi annunciano che lo straniero che mi ha minacciato e ha ferito due carabinieri con contusioni ed escoriazioniguaribili in 7 e 10 giorni, è stato arrestato per insulti, resistenza, violenza e minacce a pubblico ufficiale. Sarà giudicato il giorno dopo alle 9 per direttissima, mi consegnano la convocazione.
 
All'orario stabilito sono nell'aula della direttissima. Vengono ascoltati uno dei carabinieri feriti, il denunciato, che si chiama Elbattar Abdelahi, ha 28 anni, è marocchino, ha tre diverse identità (ma uguali impronte digitali che lo identificano) e condanne precedenti per rapina e oltraggio, oltre a un decreto di espulsione della questura di Napoli cui non ha ottemperato. Il pm chiede 1 anno e 4 mesi di detenzione, l'avvocato difensore d'ufficio, molto abbronzato, si duole che la denunciante <si sia presa la briga di chiamare le forze dell'ordine per una ragione che pare eccessiva> (certo, il cane non è morto, ma in compenso io sono stata minacciata con le forbici e chiunque poteva essere colpito dal lancio al centro di incrocio, per non parlare dei carabinieri feriti ai quali in ospedale hanno detto di ripetere per qualche tempo le analisi, perché potrebbero ammalarsi, se non di aids, di epatite virale). Mentre quindi i militari mi avevano ringraziato perché a Napoli vengono continuamente chiamati ma nessuno poi fa arrestare nessuno perché non sporge denuncia, l'avvocato dà un bell'esempio di invito all'omertà, di cui questa città ha tanto tanto bisogno.
 
Il giudice, visibilmente annoiato, legge una sentenza di condanna a otto mesi di firma in commissariato (il più vicino al semaforo dove il marocchino ha detto che lavora...). Il rito abbreviato non prevede che testimoni la parte lesa. Il secondo procedimento, per non aver rispettato il decreto di espulsione, comporta l'ingiunzione ad Abdelahi a presentarsi all'Ufficio Immigrati della questura di Napoli. Sono certa che giustizia sia stata fatta, ora che lo straniero firma in questura ogni giorno, compatibilmente con gli orari di lavoro al semaforo (e i lanci di sampietrini contro cani che stanno per i fatti loro), e soprattutto ora che si è presentato di certo in questura, per farsi cacciare nuovamente.
Sono tranquilla anche perché domani mi ritroverò al solito semaforo lo straniero, che sarà certamente meno ubriaco e disarmato, senza lame e pietre e armato invece delle migliori intenzioni nei confronti di persone e cani "passanti".
 
Firmato
Una passante.
 
I PROTAGONISTI
Il giudice  Luigi Buono, tribunale di Napoli
L'avvocato  Vittorio Quoti
Il maltrattatore Elbattar Abdelahi
Le vittime un cucciolo la passante e i carabinieri
La testimone una passante
Il pubblico altri passanti e due guardie giurate
Il teatro Napoli
Assente ingiustificata la legge 281/1991
 
L'ACCADUTO E' STATO RIPORTATO ANCHE DALL'ANSA:
LANCIA SASSI CONTROCUCCIOLO RANDAGIO, AGGREDISCE CC, ARRESTATO
(ANSA) - NAPOLI, 26 AGO -
 
Elbattar Abdelahi, 28 anni, marocchino, e' stato arrestato a Napoli dai  carabinieri della compagnia centro per insulti, resistenza, violenza e  minacce a pubblico ufficiale.
L'immigrato, gia' denunciato in precedenza e non in regola con i documenti, stava lanciando dei sassi contro alcuni cani randagi nella zona del porto, all'incrocio tra via Marchese Campodisola e
via Cristoforo Colombo, quando una passante lo ha rimproverato. Per tutta  risposta lui ha preso ad insultarla e a minacciarla, la donna allora ha chiamato il 112. Arrivati sul posto, i carabinieri sono stati aggrediti
dall'uomo: due di loro hanno riportato contusionIi ed escoriazioni guaribili in 7 e 10 giorni.
Immobilizzato con l'aiuto degli uomini del nucleo radiomobile di Napoli e della compagnia di intervento operativo  del battaglione Campania, il marocchino e' stato arrestato ed e' ora in attesa del rito direttissimo.
Dalla perquisizione, l'uomo e' stato trovato in possesso di un paio di forbici lunghe 16 cm. (ANSA).


 
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